La devozione popolare racconta una preghiera personale, semplice, nelle espressioni e nei contenuti, una preghiera nata indipendentemente dalle sollecitazioni ecclesiastiche, fatta da e per gli umili. È la preghiera delle nostre nonne che racconta la religiosità della comunità, la tradizione, il vissuto.

Apicoltore, nato a Strigno il 24 settembre 1889 e deceduto a Spera l'11 settembre 1972. Frequentò quella "vecchia scuola" popolare di otto anni, che aveva il grande merito di sollecitare negli alunni l'abitudine all'osservazione e di dar loro quella formazione che li rendeva capaci di superare da sé quei sacrifici che la vita di quei tempi avrebbe loro imposto.
Terminata la scuola intraprese la vita del "pertegante" in Francia, ove ebbe modo di imparare quella lingua.
Tornò per adempire il servizio militare di leva e nel frattempo scoppiò la guerra del 1914-18. Ferito gravemente durante uno scontro di pattuglie, riprese conoscenza, prigioniero, in un ospedale russo.
Rimpatriato dopo la guerra si fermò nella zona di Strigno e potè finalmente dedicarsi alla coltura delle api verso le quali nutriva una curiosità sin da quando frequentava la prima elementare, come egli stesso scrisse.
Nel 1921 partecipò ad un corso teorico-pratico di apicoltura a Trento sotto la guida del Prof. Adami. Ma già era ricco di conoscenze sui metodi coltura in uso tra i nostri apicoltori non solo, ma osservati in Francia e in Russia.
Nel 1924 nell'Esposizione apistica di Trento si ebbe il diploma con "medaglia d'oro". Fu per molti anni Fiduciario degli apicoltori della Valsugana per conto del Consorzio Provinciale dell'Agricoltura, e come tale indirizzò verso "quest'arte" molti giovani.
Fu celebre la sua "arnia mobile", ma soprattutto per le osservazioni ed esperienze compiute sulla funzione dei fuchi entrò di diritto nel campo della scienza. Sconvolse infatti le secolari teorie esistenti sui fuchi e dimostrò che la loro funzione non si esaurisce solo nella fecondazione delle regine, ma nell'aveare adempiono a mansioni insopprimibili. A questo proposito lasciò un manoscritto "Memorie apistiche" nel quale sono descritte le sue esperienze e la dimostrazione del suo asserto.
Per tutta questa sua attività i compaesani lo chiamavano bonariamente "Piero Ava", ma i competenti lo fecero premiare con la "Croce di Cavaliere della Repubblica".
Lasciò pure in manoscritto un "Dario" da cui si possono ricavare delle vicissitudini riguardanti i Trentini combattenti e prigionieri in Russia nella guerra del 1914-18.

Nato a Carbonare di Folgaria nel 1880, ma domiciliato a Strigno, ove aveva sposato una Tiso del luogo, e "Strignato" di adozione. Fu la sua una "vita che è stata una battaglia per la libertà e per la democrazia".
Iniziò la sua attività sociale ancora da studente creando nel suo paese natale la Cassa Rurale e la Famiglia cooperativa, e si era nel 1902. Da quest'anno al 1912 organizzò più di 40 cooperative.
Nel 1907, studente a Vienna ove si laureerà in Giurisprudenza, fu il terzo imputato tra i 42 studenti arrestati per manifestazioni per l'annessione del Trentino all'Italia.
Era amico intimo di Degasperi e questi lo teneva in grande stima, tanto che nel 1907, in Folgaria, il futuro grande statista segnalò, in un comizio, il giovane collaboratore esclamando: "Trentini, quando vedete un uomo come questo, levatevi il cappello".
Nel 1912 era a Trento a fianco di Degasperi nello storico congresso dei cattolici durante il quale fu fondato il Partito Popolare.
Nel 1914 venne arruolato quale ufficiale austriaco, ma fuggì oltrepassando il confine e si stabilì a Firenze.
Dopo la prima guerra mondiale riprese la sua attività cooperativistica e costruì la Federazione delle leghe dei contadini, di cui tenne la Presidenza sino al 1926. In questa attività organizzò un ufficio per informazioni seriche con corrispondenti a Roma e a Milano, così che gli allevatori dei bachi erano messi a conoscenza dei movimenti dei prezzi del settore.
Tra il 1919 e il 21 organizzò nel Trentino ben 112 cooperative di lavoro.
Sempre dopo la prima guerra mondiale, con una marea di voti preferenziali fu eletto deputato e tale rimase fino al 1926. Fu infatti deputato al Parlamento per Trento nella XXVI legislatura e per il Veneto nella XXVII. Fu, anch'egli, dichiarato decaduto dal mandato il 9 novembre 1926.
I Fascisti gli fecero le più lusinghiere proposte onde attirarlo nel loro ambito, ma anch'egli come il Cav. Toffol di Siror, che volle scritto sulla sua tomba "Frangar, non flectar" (mi spezzerò, ma non mi piegherò), non si piegò e preferì condurre una vita di stenti piuttosto che scendere a compromessi.
Tirava avanti esercitando un piccolo commercio per la vendita di lucido da scarpe, viaggiando di paese in paese con una bicicletta dapprima e con una scassata 1100 poi. Conobbe i limiti tra la povertà e la miseria, ma era felice di aver modo, con il suo piccolo commercio, di entrare in un'infinità di case di vecchi e nuovi amici, e di propagandare la sua fede democratica. 
Membro attivo della resistenza, dopo l'ultima guerra fu nominato, dal Governo militare alleato, Commissario dell'Ufficio del Lavoro. Riprese quindi l'attività nel campo cooperativistico e dell'Unione Contadini. All'unanimità, eppur "a scheda segreta", fu nominato anche Presidente della Federazione dei Consorzi Cooperativi. Fu pure Ispettore della Banca Cattolica di Trento.
Nel 1946 venne eletto deputato alla Costituente, per l'VIII Collegio di Trento, con 4.469 voti di preferenza. Nel suo "curriculum" ufficiale gli si attribuiscono dieci importanti interventi.
Accanito "autonomista" e fervente "antiseparatista" fu sempre a fianco di Degasperi, di Mott e di altri parlamentari trentini, come fautore della costituzione della Regione Autonoma.
A lui si erano rivolti alcuni comuni dell'Ampezzano, di estrazione ladina, onde essere inseriti nella Regione Autonoma, durante la stesura della Costituzione Repubblicana. A questo scopo aveva steso un ordine del giorno sottofirmato ormai da oltre 280 parlamentari. Sembrava cosa fatta, ma quando giunse in Parlamento la notizia che alcuni giovinastri in una località del Trentino, avevano strappato una bandiera d'Italia, la quasi totalità dei parlamentari, allarmati anche da voci interessate che si infiltrarono nel corridoio parlamentare "dei passi perduti", ritirarono la firma e la cosa non fu portata a termine, con grave disappunto degli interessati e di Carbonari.
Avendo partecipato a tre legislature si ebbe il titolo di "senatore di diritto".
Rimase in Parlamento sino al 1953, poi non candidò. Costituì invece in Regione una lista "Alleanza contadini ed artigiani", con la quale entrò nel Consiglio Regionale per due anni.
Ma ormai le forze andavano diminuendo e il 20 settembre 1971 morì nella sua casa in Strigno.

Giureconsulto ed economista, nato a Borgo nel 1834. Dopo aver studiato legge all'Università di Innsbruck, esercitò a Trento, a Cembra e a Borgo. Fu assai colto in statistica, economia politica. Nel 1866, con l'avvocato Michele Fogolari, fondò la Banca Popolare di Trento e nello stesso anno dette l'avvio a "Il Patriotta", periodico popolare d'interessi amministrativi, economici, agricoli sul quale venivano stampati anche temi letterari e artistici. Per mezzo di esso Capraro divulgava le sue dottrine economiche con competenti articoli, riguardanti problemi sia della Regione Trentina che Alto Atesina, sia del settore pubblico che privato.
Nel 1868 fu eletto deputato per la Valsugana nelle liste del partito liberale nazionale.
Nel 1880 si ritirò nella sua villa in Borgo alternando gli studi su questioni riguardanti l'educazione popolare, su problemi filosofici, con le occupazioni inerenti l'amministrazione agricola, anche dei suoi poderi.
Morì nel 1920.

Pittore, nato a Borgo il 3 dicembre 1688 da Jacopo Antonio e Catterina degli Avancini. Studiò a Venezia presso il Lazzarini e il Balestra e quindi si portò a Modena ove studiò le opere del Correggio. Lo studio dei sommi, Tiziano, Veronese, Correggio, procurò al nostro una particolare valenza nella scioltezza del disegno, nella tonalità dei colori e nelle applicazioni prospettiche.
Lavorò in Noventa per i conti Giovanelli, a Trento per gli A Prato e per i Seracini.
Chiamato alla corte di Spira dal Cardinal Damiano conte Schonborn, vi lavorò per quattro anni. Fu alla corte dell'elettore di Magonza e poi passò in diversi conventi dell'Alsazia ove lavorò per i Benedettini di Gegenbach. Per il monastero di Aldorf eseguì la Pala di San Ciriaco, per quello di Offenbach l'altare di San Matteo.
Tornato in patria accettò l'invito del conte Welsperg che lo condusse a Innsbruck. Poi fu a Monaco e successivamente ad Augusta e quivi i suoi disegni venivano tradotti per l'incisione.
Altro suo viaggio fu a Salisburgo e a Chiemsee.
Dopo tanto peregrinare tornò definitivamente in patria, a Borgo, ove il 19 agosto 1768 morì, lasciando parecchie opere incompiute.

Poeta di Castello Tesino. Nella "Raccolta di componimenti diversi stesi in occasione dell'ingresso in Venezia del Conte di Bologna" (Venezia, 1729), vi sono tre suoi sonetti. Fu accademico aspirante di Conegliano.

Buffa, Pietro

Barone di Castellalto, nato a Telve nel 1871. Nel 1908 ebbe la libera docenza in Zoologia e Anatomia comparata presso l'Università di Padova. Fu assistente via via dei Professori Canestrini, Berlese, Ficalbi e Grassi.
Pubblicò degli studi su argomenti zoologici e in particolare sui Tasanotteri. Si occupò anche di entologia agraria e di bachicoltura.
Ritiratesi a Merano coprì importanti cariche pubbliche. Dal 1935 fu Conservatore Onorario per la Zoologia del Museo di Storia Naturale di Trento.
A Merano morì il 24 maggio 1941.

Buffa, Pia

Pittrice, nata a Telve il 20 settembre 1886. Fu allieva di Eugenio Prati, di Francesco Danieli, il troppo poco noto pittore di Strigno, di Nicolò Canice in Firenze, di Bartolomeo Bezzi, di Laurenti in Venezia. Partecipò a esposizioni collettive e ne fece di personali a Verona e Venezia. Dipinse un'"Aspettazione penosa", per un viennese, un "Girovago musicante", che trovasi presso il Museo di Trento, parecchi ritratti e paesaggi. Per Telve dipinse la Pala dell'altare maggiore. Il Weber le attribuisce "forza di disegno, armonia di colorito, una vena di poetica malinconia".

Miniatore di Pieve Tesino. Si ha notizia di una sua miniatura fatta ad Augusta nel 1804.

Buffa, Carlo

Di Telve. Una sua lettera, il cui argomento riguardava la polemica sorta in merito al riconoscimento della santità e il martirio del vescovo Adalberto, è contenuta nelle Memorie antiche di Rovereto (Venezia, 1754) di G. Tartarotti, il noto storiografo roveretano. Fu così coinvolto nella polemica tra Rovereto e la Curia, del P.V. Alberti degli d'Enno Felice.