Storico, nato a Borgo il 21 settembre 1839. Compì i suoi primi studi sotto la guida di Don Francesco Bazzanella e li proseguì in Rovereto. Seguiti i corsi di Teologia in Bressanone fu ordinato sacerdote a Trento nel 1862. Dopo essere stato in cura d'anime come cooperatore a Grigno, Imer, Scurelle, Ala, S. Pietro in Trento, fu chiamato a coprire la cattedra di lingua italiane e lingua tedesca nel Collegio Arcivescovile di Trento. Passò poi nella Redazione della "Voce Cattolica", come traduttore e amministratore. Morì a Trento il 28 marzo 1907. Tradusse dal tedesco i cinque grossi volumi del P. Weiss: "Apologia del Cristianesimo" e diversi opuscoli dell'archeologo P. Grisar. Tradusse del Pasteur la "Storia dei Papi dalla fine del medioevo" (Trento, 1890; Roma, Descleé, 1912). Dal tedesco tradusse "I Papi del Medioevo" (Roma, 1897). Scrisse: "Il Convertiti del secolo decimonono" (Trento, 1812); "Appunti critici da servire al Giudizio di Girolamo Savonarola" (Trento, 1898); "La questione sociale, ovvero istituzioni di sociologia" (Trento, 1897). Fu il fondatore della Biblioteca del Ginnasio Vescovile e nel corso di trent'anni la arricchì di oltre 15.000 volumi. Ebbe il titolo e le insegne di "Cameriere ordinario di Sua Santità".

Attraverso la mappa di comunità gli abitanti di un luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni. Evidenzia il modo in cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce valore al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e a come vorrebbe che fosse in futuro.

Attraverso la mappa di comunità gli abitanti di un luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni. Evidenzia il modo in cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce valore al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e a come vorrebbe che fosse in futuro.

La Valsugana orientale, cerniera fra Trentino e Veneto, un tempo fra Austria e Italia, ha pagato alle ragioni della Grande Guerra un altissimo tributo di uomini e cose. Il suo territorio devastato e i suoi insediamenti urbani bombardati, incendiati e depredati da entrambi gli eserciti contrapposti, rappresentano l’oggetto di una ricerca che unisce alle immagini d’epoca, belle e drammatiche, gli accorati appelli di Ottone Brentari, figlio caparbio di una terra povera e difficile che non ha mai perso, neanche negli anni bui della distruzione e dei profughi, la propria dignità e la forza di ricominciare portando incise sulla pelle viva le dure lezioni della storia.

La "brentana" del '66 è stata per la Valsugana orientale e per il Tesino una frattura netta, un colpo di bisturi, perfettamente in linea con i significati simbolici associati al "diluvio": la catarsi, la distruzione della vecchia e agonizzante società contadina dalla quale far sorgere, dopo un doloroso rito di purificazione, il mondo nuovo del sogno industriale, capace di curare la piaga dell'emigrazione, ancora sanguinante per una valle ai margini del benessere.

La chiesetta di San Martino, dedicata in seguito a San Valentino e Santa Dorotea, si erge in posizione dominante l’abitato di Scurelle, sulle pendici del colle di Soiane, poco sotto al luogo dove un tempo sorgeva il Castello di Nerva, detto poi anche di San Martino per la vicinanza alla chiesetta. Ancora oggi si raggiunge l’edificio salendo per un breve tratto una ripida stradina.

Sono molte le chiese dell'antico pievado di Strigno, ciascuna carica di leggende, architetture e tesori artistici che hanno superato le prove dei secoli, delle guerre e delle catastrofi naturali per giungere fino a noi e offrirsi al visitatore che si incamminerà lungo uno fra i più suggestivi percorsi dell’Ecomuseo della Valsugana.

Il paesaggio è il tema di questa ricerca, il suo lento e incessante divenire e trasformarsi attraverso il legame simbiotico tra la presenza e le attività dell’uomo e l’ambiente. In questo contesto la cara vecchia cartolina diviene mezzo privilegiato per osservare lo stratificarsi di relazioni e mutazioni che ha come centro i nuclei urbani e la loro straordinaria capacità di farsi testimoni del tempo.

“Ubi non est ordo, ibi est confusio”, “laddove non c’è l’ordine, lì regna l’anarchia”; così recita la citazione latina che si legge nell’introduzione della “CARTA REGULAE COMMUNITATIS SCURELLARUM”, il più antico codice legislativo del Comune di Scurelle giunto fino a noi.

Questo è ancora la cartolina: un dispositivo del ricordo, una traccia della memoria. Vi è in queste immagini un elemento oggettivo, impersonale, che è assente nelle fotografie di famiglia (se non in quelle "ufficiali" appunto: comunioni, diplomi, matrimoni, ...) che dà ai luoghi riprodotti il crisma della tipicità. Li fissa in una immagine riprodotta centinaia di volte che diventa il luogo canonico di quel paese o luogo.